Zaino in spalla e mani libere, continuiamo il nostro tour RaccontaCittà. Quarta tappa la città di Imperia, raccontata dalle voci di chi, come Marina Lo Blundo, la città la vive 365 giorni all’anno. Potremmo anticiparvi tanto ma forse è meglio non dilungarci troppo: il dialogo tra due simpatici Imperiesi vale molto più di mille parole!

Città di mare, capoluogo di provincia, 3000 ore di sole l’anno. Imperia fu creata da Mussolini, come ci insegnano a scuola, nel 1923, unendo due cittadine vicine. Imperia in cuor suo però non si è mai unificata. La città infatti non ha un’anima, ma due. Due anime, tra l’altro, in eterna rivalità: una storia che si ripete quotidianamente, ogni volta che due Imperiesi, un Cacelotto di Porto Maurizio e un Ciantafurche di Oneglia, si incontrano. Magari sono proprio due dipendenti del Comune, guarda caso costruito a metà strada tra i due centri, all’indomani della costituzione di Imperia.

Oneglia

“Allora? A che punto sono i lavori del vostro porto? Che poi, vi chiamate Porto Maurizio e manco il porto avevate…”
“Sarà bello il vostro di porto, due barchette in croce!”
“Oh, non mi toccare il porto di Oneglia: saranno anche due pescherecci (e due yacht che voi ve li sognate), ma il fronte del porto, Calata Cuneo, con le sue case antiche colorate e i portici, è una chicca! E non lo dico perché sono campanilista, eh?”
“Boh, sarà, ma per me la cosa più bella del porto di Oneglia è la vista di Porto Maurizio”.

porto1
Il nucleo storico di Porto Maurizio, il Parasio, è un borgo che si avvolge a spirale su un’altura che si protende in mare: un borgo medievale di case antiche, di vie strette, ma anche di scenografie spettacolari, come la piccolissima chiesa di San Pietro, un gioiello dalle tinte vivaci, o le Logge di Santa Chiara, elegante porticato rivolto al cielo e al mare. E poi il Duomo, ottocentesco, enorme, arioso, dedicato a San Leonardo, patrono della città.
“No, è San Giovanni il patrono! San Giovanni non fa inganni!”
San Giovanni è la grande chiesa barocca che domina il centro di Oneglia. Stretta tra i carrugi, i vicoli angusti verso il porto, da una parte, e tra i portici ottocenteschi dall’altra, la piazza si apre in un respiro. All’interno della chiesa, nelle tante cappelle laterali sono ricoverate le statue dei santi che il 24 giugno vengono portate in processione per tutto il borgo.
“Una grande festa per San Giovanni: la fiera, la sagra sul mare che dura una settimana, i fuochi d’artificio…”
“Festa per festa allora meglio le Vele d’Epoca: ogni due anni a settembre, quando la baia si riempie di velieri e panfili.”
“Una volta i velieri c’erano davvero, e portavano il grano all’Agnesi. Silenzio parla Agnesi, diceva lo slogan. E adesso ahimè non parla più.”
“Già, un vero peccato che l’Agnesi abbia chiuso. Però possiamo contare sull’olio, sul nostro olio. Avete pure il museo dell’Olivo a Oneglia! Comunque, la via dell’Olio passa anche per l’entroterra di Porto Maurizio.”
“C’è l’aria buona che viene dal mare, ecco perché il nostro olio è pregiato!”
Fanno pace i due imperiesi, e le due anime di Imperia si ricongiungono: il mare, in tutte le sue declinazioni, il porto dei pescatori, dei velieri che solcano i mari, degli yacht di lusso, della spiaggia, dove Onegliesi e Portorini si tuffano anche in pausa pranzo, se possibile; e poi la terra, secca e avara, ma capace di donare oro. Oro liquido.
In mezzo scorre il fiume, il torrente Impero. E io, che pure a Imperia ci sono nata, non ho mai capito se sia venuto prima il nome del fiume o il nome della città. Dalla foce del torrente in inverno si scorge la neve sulle montagne che chiudono la valle. E non c’è panorama più suggestivo del vedere la neve dal mare.

Marina Lo Blundo